domenica 22 gennaio 2012
this is love
Non ho bisogno di tempo
per sapere chi sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all'indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell'equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.
-P. Salinas
martedì 17 gennaio 2012
Fire

Gli uomini chiedevano il fuoco agli Dei immortali, e tuttavia non lo sapevano conservare per sempre; successivamente Prometeo su un bastone portò questo sulla Terra, e mostrò agli uomini come conservarlo coperto di cenere. Per questo fatto Mercurio, su ordine di Giove, lo fece incatenare a una roccia sul monte Caucaso con catene di ferro e gli pose vicino un aquila che rodesse il suo fegato. Quanto di giorno essa ne aveva mangiato, tanto di notte cresceva. Dopo trentamila anni Ercole uccise questa aquila e liberò Prometeo
Fabule- Iginio
Music: Overcast Sorrow, Hammock
domenica 8 gennaio 2012
love
Solo
l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto
P.P.Pasolini
Music: I can almost see you
venerdì 6 gennaio 2012
Fool
Mi pareva di essere vicino a capire, senza riuscire però a
capire, come capita di essere vicini a ricordare e non riuscire a
ricordare.
La maggioranza giudica profondo solamente chi smentisce clamorosamente le opinioni comuni.
Dubito che l’ingegnosità umana possa costruire un enigma che
l’ingegnosità umana, con attenzione e pazienza, non possa risolvere.
Non nella conoscenza è la felicità, ma nell’acquisizione della conoscenza.
Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o
meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò
che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia
della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto
in generale.
Oggi sono in catene e sono qui. Domani sarò senza ceppi… ma dove?
Non c’è in natura una passione più diabolicamente impaziente di
quella di colui che, tremando sull’orlo di un precipizio, medita di
gettarvisi.
E se guarderai a lungo nell’abisso anche l’abisso vorrà guardare in te.
Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.
-Music : Blue smile
martedì 3 gennaio 2012
Aliens
Puoi pure non crederci
ma c’è della gente
che attraversa la vita con molto poco
attrito o angoscia.
vestono bene, mangiano bene, dormono bene.
sono soddisfatti della loro vita familiare.
hanno momenti di dolore
ma tutto sommato nessuno li disturba
e spesso stanno decisamente bene.
e quando muoiono
è una morte facile, solitamente nel sonno.
puoi pure non crederci
ma la gente così esiste.
anche se io non sono uno di loro.
eh no, io non sono uno di loro.
non ci vado nemmeno vicino
a essere uno di loro
però loro sono lì
e io sono qui.
[gli alieni - C.Bukowski]
lunedì 2 gennaio 2012
murder
Esplori lentamente i confini
osservi senza mai toccare
ed i sensi infuocano la mente
generi vibrazioni
tessendo con dita asciutte
la trama dei ricordi
tenebre e luce
assenza e desiderio
frammenti opachi
si sciolgono nelle tue mani
non ci appartiene più il passato
il vento graffia le pareti del tempo
e un valzer di foglie ingiallite
solleva polvere di cemento
osservi senza mai toccare
ed i sensi infuocano la mente
generi vibrazioni
tessendo con dita asciutte
la trama dei ricordi
tenebre e luce
assenza e desiderio
frammenti opachi
si sciolgono nelle tue mani
non ci appartiene più il passato
il vento graffia le pareti del tempo
e un valzer di foglie ingiallite
solleva polvere di cemento
Deserto
Dunque il problema del male, come quello del brutto, rimanda in primo
luogo al cuore anestetizzato, al cuore che non reagisce a quello che ha
davanti e che trasforma con ciò stesso il variegato volto sensuoso del
mondo in monotonia, in uniformità, in unità. Il deserto della modernità.
Eppure, sorprendentemente, quel deserto non è senza cuore, perché il deserto è dove vive il leone. Deserto e leone sono tradizionalmente associati nella medesima immagine, sicché, se vogliamo ritrovare il cuore reattivo, dobbiamo andare là dove più sembrerebbe assente.
secondo il physiologus (tradizionale compendio di psicologia animale), alla nascita i cuccioli del leone sono inanimati e vanno destati alla vita con un ruggito; ecco perché il ruggito del leone è così possente: per risvegliare i leoncini dal loro sonno, dal sonno in cui sono immersi dentro il nostro cuore.Dunque, il pensiero del cuore non è semplicemente dato, non è una innata risposta spontanea, sempre pronta, sempre presente. no, il cuore va pro-vocato, fatto uscire, che è appunto l’etimologia che marsilio ficino dà della bellezza: kallos, dice, viene da kaleo, “pro-vocare”. “il bello genera il bene”.
La bellezza deve essere provocata alla vita con il furore, l’oltraggio, perché i cuccioli del leone nascono inanimati, come la nostra pigra acquiescenza politica, il nostro carnivoro stordimento davanti al televisore: la paralisi per la quale il pharmakon di paracelso era l’oro, il metallo del leone.
Ciò che nel cuore è passivo, immobile, addormentato crea un deserto, e il deserto può essere curato soltanto dal suo stesso principio parentale, che esprime con un ruggito le sue cure che ridestano alla vita. “ruggisce il leone al deserto infuriante” ha scritto wallace stevens. “cuore, istinto, principio”: pascal…
più grande è il nostro deserto, più grande deve essere il nostro furore, e quel furore è amore.Le passioni dell’anima rendono abitabile il deserto. Non abitiamo una grotta di rupi, bensì il cuore che è dentro il leone. Il deserto non è in Africa; è dovunque, quando si è disertato il cuore. I santi non sono morti; essi vivono nelle passioni leonine dell’anima, nelle immagini che ci tentano, nelle fantasie sulfuree e nei miraggi: la via dell’amore.
Il nostro percorso attraverso il deserto della vita, o qualunque suo momento, è il risveglio alla vita come deserto, il risveglio della belva, sentinella del desiderio, la sua zampa famelica, infocata e insonne come il sole, esplosiva come lo zolfo, che incendia l’anima.
il simile cura il simile: la belva del deserto è il nostro custode nel deserto della burocrazia moderna, della bruttezza urbana, delle banalità accademiche, dell’aridità professionale e ufficiale: nel deserto della nostra ignobile condizione quel furore ci fa paura; non osiamo ruggire. Con Auschwitz alle spalle e l’atomica all’orizzonte, lasciamo dormire i piccoli leoni davanti al televisore, il cuore, imbottito del suo stesso zolfo coagulato, ormai diventato una belva nella tana che prepara il suo attacco, l’infarto.
In psicologia, addomestichiamo il nostro furore con eufemismi negativi: aggressività, ostilità, complesso del potere, terrorismo, ambizione, il problema della violenza. la psicologia psicoanalizza il leone. forse sbagliava konrad lorenz, e sbagliano gli psicologi, a cercare un modo di aggirare l’aggressività. è “aggressività” o non è invece il leone che ruggisce al deserto infuriante? non avrà, la psicologia, perduto lo zolfo nativo, trascurato marte che cavalca il leone, marte, l’amato di venere-afrodite?
Eppure, sorprendentemente, quel deserto non è senza cuore, perché il deserto è dove vive il leone. Deserto e leone sono tradizionalmente associati nella medesima immagine, sicché, se vogliamo ritrovare il cuore reattivo, dobbiamo andare là dove più sembrerebbe assente.
secondo il physiologus (tradizionale compendio di psicologia animale), alla nascita i cuccioli del leone sono inanimati e vanno destati alla vita con un ruggito; ecco perché il ruggito del leone è così possente: per risvegliare i leoncini dal loro sonno, dal sonno in cui sono immersi dentro il nostro cuore.Dunque, il pensiero del cuore non è semplicemente dato, non è una innata risposta spontanea, sempre pronta, sempre presente. no, il cuore va pro-vocato, fatto uscire, che è appunto l’etimologia che marsilio ficino dà della bellezza: kallos, dice, viene da kaleo, “pro-vocare”. “il bello genera il bene”.
La bellezza deve essere provocata alla vita con il furore, l’oltraggio, perché i cuccioli del leone nascono inanimati, come la nostra pigra acquiescenza politica, il nostro carnivoro stordimento davanti al televisore: la paralisi per la quale il pharmakon di paracelso era l’oro, il metallo del leone.
Ciò che nel cuore è passivo, immobile, addormentato crea un deserto, e il deserto può essere curato soltanto dal suo stesso principio parentale, che esprime con un ruggito le sue cure che ridestano alla vita. “ruggisce il leone al deserto infuriante” ha scritto wallace stevens. “cuore, istinto, principio”: pascal…
più grande è il nostro deserto, più grande deve essere il nostro furore, e quel furore è amore.Le passioni dell’anima rendono abitabile il deserto. Non abitiamo una grotta di rupi, bensì il cuore che è dentro il leone. Il deserto non è in Africa; è dovunque, quando si è disertato il cuore. I santi non sono morti; essi vivono nelle passioni leonine dell’anima, nelle immagini che ci tentano, nelle fantasie sulfuree e nei miraggi: la via dell’amore.
Il nostro percorso attraverso il deserto della vita, o qualunque suo momento, è il risveglio alla vita come deserto, il risveglio della belva, sentinella del desiderio, la sua zampa famelica, infocata e insonne come il sole, esplosiva come lo zolfo, che incendia l’anima.
il simile cura il simile: la belva del deserto è il nostro custode nel deserto della burocrazia moderna, della bruttezza urbana, delle banalità accademiche, dell’aridità professionale e ufficiale: nel deserto della nostra ignobile condizione quel furore ci fa paura; non osiamo ruggire. Con Auschwitz alle spalle e l’atomica all’orizzonte, lasciamo dormire i piccoli leoni davanti al televisore, il cuore, imbottito del suo stesso zolfo coagulato, ormai diventato una belva nella tana che prepara il suo attacco, l’infarto.
In psicologia, addomestichiamo il nostro furore con eufemismi negativi: aggressività, ostilità, complesso del potere, terrorismo, ambizione, il problema della violenza. la psicologia psicoanalizza il leone. forse sbagliava konrad lorenz, e sbagliano gli psicologi, a cercare un modo di aggirare l’aggressività. è “aggressività” o non è invece il leone che ruggisce al deserto infuriante? non avrà, la psicologia, perduto lo zolfo nativo, trascurato marte che cavalca il leone, marte, l’amato di venere-afrodite?
Fine della Fantasia
Questo corpo mai più ricomincia. A toccargli le occhiaie
uno sente che un mucchio di terra è più vivo,
ché la terra, anche all'alba, non fa che tacere in se stessa.
Ma un cadavere è un resto di troppi risvegli.
Non abbiamo che questa virtù: cominciare
ogni giorno la vita - davanti alla terra,
sotto un cielo che tace - attendendo un risveglio.
Si stupisce qualcuno che l'alba sia tanta fatica;
di risveglio in risveglio un lavoro è compiuto.
Ma viviamo soltanto per dare in un brivielo
al lavoro futuro e svegliare una volta la terra.
E talvolta ci accade. Poi torna a tacere con noi.
Se a sfiorare quel volto la mano non fosse malferma
- viva mano che sente la vita se tocca -
se davvero quel freddo non fosse che il freddo
della terra, nell'alba che gela la terra,
forse questo sarebbe un risveglio, e le cose che tacciono
sotto l'alba, direbbero ancora parole. Ma trema
la mia mano, e di tutte le cose somiglia alla mano
che non muove.
Altre volte svegliarsi nell'alba
era un secco dolore, uno strappo di luce,
ma era pure una liberazione. L'avara parola
della terra era gaia, in un rapido istante,
e morire era ancora tornarci. Ora, il corpo che attende
è un avanzo di troppi risvegli e alla terra non torna.
Non lo dicon nemmeno, le labbra indurite.
Cesare Pavese
Soleil
Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte
Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore
E' l'inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti
Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno
P.Elouard
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte
Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore
E' l'inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti
Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno
P.Elouard
"Da qualche tempo preferisco la comunicazione telepatica a quella verbale. Lo so che telepatia significa trasmissione del pensiero a distanza. Io invece la intendo nel senso che qualsiasi trasmissione del pensiero, che non si avvalga dei sensi, e neanche della parola, sia telepatica. In questa versione, che importanza ha la distanza? Può essercene molta, può essercene poca, può non essercene nessuna. Il caso più frequente di telepatia a breve distanza, talvolta, nei momenti più appassionati, a nessuna distanza, — è quello amoroso. Due veri amanti non hanno nessun bisogno di aprire bocca per comumcarsi reciprocamente quel che vogliono. Per la sua natura esemplare questo è il caso che meglio serve a spiegare quel che intendo. Per comunicare senza parole, solo col pensiero (da lontano o da vicino, lo ripeto, non importa), non c’è bisogno di poteri paranormali ma di una fortissima carica di simpatia, di una grande intimità e di una dedizione assoluta. La telepatia è insomma, in buona sostanza, un atto d’amore. Comunicare direttamente il pensiero si può, se tra due soggetti s’apre un canale di comunicazione che prescinde dagli strumenti utilizzati. Affinché il canale si apra, bisogna che i soggetti siano tutti e due disponibili, e senza remore. Il caso, specie fra gli umani, è raro, ma non impossibile."
-Storie di animali e altri viventi-Alberto Asor Rosa
-Storie di animali e altri viventi-Alberto Asor Rosa

Amo quelli che non sanno vivere che per sparire, poiché son coloro appunto che vanno al di là.
Io amo i grandi disprezzatori perché sono i grandi veneratori, e frecce del desiderio verso l'opposta riva.
Amo coloro che non cercano dietro alle stelle una ragione per tramontare ed offrirsi in sacrificio:
ma coloro che si sacrificano sulla terra.
Amo colui che vive per conoscere.
Amo colui che ama la sua virtù: poiché la virtù è volontà di tramontare e una freccia del desiderio.
Amo colui che non trattiene per sè una sola goccia del suo spirito, ma che vuol essere unicamente lo spirito della sua virtù: come spirito, varcherà il ponte.
Amo colui l'anima del quale si prodiga, che non vuole ringraziamento e non restituisce: giacché egli dona sempre e non si vuol conservare.
Amo colui che è libero spirito e libero cuore: così la sua testa non sarà che un viscere del suo cuore.
Così parlò Zarathustra
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