mercoledì 4 aprile 2012

teardrop





I'm hanging on your words
Living on your breath
Feeling with your skin
Will I always be here?


respiro aria dalle parole che donano ancora luce alle ore del pianto
scavo il ricordo che spesso deforma il passato
gemme preziose cadono dalle mie dita
ciò che afferro scivola lungo un respiro
che muore dentro

martedì 3 aprile 2012

Virgo




Mai più le vibrazioni del sole brameranno
Sul mare profondo del guanciale dove un tempo si sposava solitaria,
Il suo cuore tutt'occhi e orecchi, le labbra catturanti la valanga
Del fantasma dorato che accerchiò coi suoi fiumi il suo osso di mercurio
E tra le imposte delle sue finestre sollevò un aureo bagaglio,
Perché un uomo dorme dove il fuoco discese ed ella apprende dal braccio di lui
Quell'altro sole, il correre geloso del sangue senza rivali.

Dylan Thomas

abbandono



Basta ricordare che siamo fatti d'acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici. L'abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perchè sempre ossessionati dal controllo a tutti i costi dei particolari.

L'abbandono invece è partecipazione alle pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell'infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore.

Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un'identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene.

Allora ecco risvegliarsi in noi l'infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L'abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce
-G.Allevi

lettera



La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine, strane macchine che sbattono una contro l'altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l'orario ferroviario dell'anno scorso o di dieci anni prima, e poi diciamo: ma strano che questi due treni non passano di lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è impazzito, o è un criminale isolato, o c'è un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza. Noi perderemo alcuni compagni e poi ci organizzeremo e faremo fuori loro, o uno per uno, ti pare? Eh lo so che quando trasmettono in televisione "Parigi brucia" tutti sono lì con le lacrime agli occhi ed una voglia matta che la storia si ripeta, bella, pulita, (un frutto del tempo è che lava le cose come le facciate delle case). Semplice, io di qua, tu di là.

Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano c'era il padrone turpe con il cilindro ed i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che con i suoi pargoli chiedeva giustizia. Il bel mondo di Brecht. No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone.

-P.P.Pasolini,Lettera aperta a Italo Calvino, Paese Sera 8 Luglio 1974


giovedì 15 marzo 2012

Lugar



In mezzo alle fitte tenebre il mondo era nero: nulla.
Quando un brusco strappo
- forma retta, curva forma -
la fiamma gli apre il vivere.
Vetro, quercia, illuminati
che gioia d'essere la loro,
di luce, di linee, essere
di lustro e vena viventi!
Quando la fiamma si spegne
sussistenze fuggitive,
questa forma, quel colore,
scappano.
Vivono qui o nel dubbio?
Nostalgia che sale lenta
non di luna, non d'amore
né infinito. Nostalgia
d'una brocca sopra un tavolo.
Ci sono?
Io cerco là dove stavano.
Disboscatrice di ombre
mano tentoni. Alla cieca
l'angoscia segue orme vaghe.
D'un tratto, come una fiamma
sale altissima una gioia
del nero: luce del tatto.
Giunse nel mondo del certo.
Tocca il vetro, freddo, duro,
anche il legno tocca, ruvido.
Ci sono!
La sorda vita perfetta
incolore, ne ho conferma,
sicura, buia, la sento:
realtà profonda, massa.

Dono della materia,Pedro Salinas

domenica 22 gennaio 2012

this is love



Non ho bisogno di tempo
per sapere chi sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all'indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell'equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.

-P. Salinas